un isterico tuareg...

01 luglio 2008

Bologna Pride 2008

Quando si va a un Pride, si torna a casa con un bagaglio di buone e di cattive notizie.
Sta a voi decidere da quali iniziare.

Le buone notizie.

* c'erano 200mila persone, si dice, a sfilare per le strade di Bologna. Gay, lesbiche, trans, eterosolidali (definizione bellissima), famiglie, bambini, anziani affacciati ai balconi, curiosi che ci guardavano ballare mentre erano fermi in coda sulla carreggiata opposta.

* era il mio secondo Pride, ed è stato meno bello di quello di Roma. Era tutto un po' più disilluso, forse. Poche baracconate. E poca speranza, almeno all'inizio. Perchè non si può capire quanto sia liberatorio ballare "Girls and boys" dei Blur (ma anche la Carrà, sì, smettiamola di fare gli snob) nel mezzo di una strada, o passare sotto a un camion pieno di uomini bellissimi che lanciano bandiere e coriandoli. Non si può capire fino a quando una ragazza mai vista prima ti vede fermo all'angolo di una strada mentre aspetti un'amica, e chiede a te e al tuo ragazzo se può farvi una foto insieme. Faccia sorpresa, ma lei ti disarma: "Siete bellissimi". Scatta, sorride, e la perdiamo in mezzo alla gente.

* ho scoperto un posto bellissimo. Si chiama Atlantide, ed è al'interno del vecchio cassero di porta Santo Stefano. É la sede di Antagonismo Gay: conoscevo l'associazione, ma non sapevo nemmeno che avesse una sede.
Ci trasciniamo lì, uccisi da un corteo di sette chilometri, con la ferma intenzione di vedere com'è e di non fare tardi.
Finisce che balliamo fino a svenire, e torniamo a casa dopo aver mangiato anche un bombolone traboccante di crema comprato in un laboratorio poco lontano da lì.
Non c'ero mai stato, ad Atlantide, ed è una meraviglia. Le scale di pietra, i muri sbrecciati rossi e blu, il controsoffitto è un telo leopardato, la cassa che fa ronzare i bassi.
Non so cosa ci sia in quel posto, ma mi sono sentito a casa, all'istante.
Era un posto di sorrisi rilassati. Non il solito locale - che non ho mai sopportato - dominato da reginette nevrasteniche e da pettegolezzi al cianuro.
Era tutto così bello, così naturale, respiravo così bene che...ci siamo tornati anche il giorno dopo. Su un palco traballante, con due microfoni che non funzionavano, c'era Elio Germano. Assieme a un'altra attrice, denunciava i fascismi del consiglio comunale di Verona. Una storia di 13 anni fa, l'anticipazione di tutto quello che accade oggi.

* Nonostante Cofferati non fosse in piazza, ha annunciato che Bologna dedicherà una strada alla Cesarina. Cioè, Stefano Casagrande. Qualcuno che si è esposto molto prima di noi, che ha aperto molte porte. E che ha regalato risate formidabili e cattiverie inaudite, come mi racconta Gigi, poco prima che i ricordi gli bagnino gli occhi.

* Ho rivisto Laura, dopo mesi. Gli inizi stentati, e poi la vecchia confidenza che riprende come al solito, tra cattiverie e frasi importanti che buttiamo lì, noncuranti, sperando che l'altro abbia sentito. E l'altro sente, sempre.

Le cattive notizie.

* Gabriella Bertozzo, del cominato Facciamo Breccia, è stata portata in Questura, e trattenuta per tre ore. La sua associazione non era stata invitata sul palco dei comizi finali (si erano rifiutati di firmare un documento in cui NON si diceva che l'Italia vive un pericolo chiamato neo-fascismo), ma Porpora Marcasciano, la vicepresidente del Mit, li ha invitati sul palco per portare almeno uno striscione durante il suo comizio.
Salgono tutti, ma Gabriella viene fermata e buttata a terra da uno sconosciuto in borghese, che solo dopo si saprà essere un agente Digos. Lei si rialza, tenta di salire sul palco, ma a quel punto viene caricata su una volante e portata via.
Il comizio termina, e della Bertozzo non si sa nulla. Decidiamo di andare davanti alla Questura, ma non c'è nessuno: Gabriella è stata rilasciata.

Può essere stato un semplice malinteso, oppure può essere collegato al fatto che durante il Pride di Roma, Gabriella e altri dell'associazione occuparono simbolicamente San Pietro, come risposta al rifiuto del Comune di Roma di concedere piazza San Giovanni come punto d'arrivo della manifestazione.
Non so cosa pensare. Ma c'è stato un Pride felicissimo, sporcato da un fermo di polizia. E al di là della gravità, io non mi tolgo dalla testa la faccia che aveva Gabriella Bertozzo il giorno dopo: era ad Atlantide per lo spettacolo di Elio Germano, ha raccontato cosa è successo.
Aveva, semplicemente, la faccia di una persona rinchiusa nella cella dei fermati della questura per tre ore, senza che nessuno sapesse cosa stava accadendo, nè perchè.

* Solo "Il Manifesto" ha dedicato tre righe alla questione. Nessun altro. Il giorno dopo cerchiamo qualcuno in tv che ne parli. Niente, nemmeno il Tg3. 200mila persone in piazza, che per il telespettatore italiano non sono mai esistite.

* La
domenica, sul "Carlino", leggo di "famiglie che portano i bambini a vedere il corteo e di madri che subito trascinano via indignate le loro creature". La cosa strana è che io abbia visto il contrario.
Così come si diceva che avessero assaltato il Cassero di proprietà della Curia, mentre alcuni manifestanti avevano solo circondato di nastri rosa il vecchio Cassero, per festeggiare il 26° anniversario della nascita delle associazioni bolognesi.
E allora, un po' di articoli:

Il Messaggero
La Repubblica
Corriere della Sera
Il Resto del Carlino
Il Giornale
Il Tempo
L’Unità
L’Unione Sarda
RaiNews24
GayNews


* Dal palco dei comizi, apprendiamo che il ministero delle pari opportunità ha ritirato i fondi per il finanziamento della prima indagine statistica sul fenomeno dell'omofobia. Il ministero aveva anche negato il patrocinio al Pride, e ora rifiuta di far sapere quanti siano discriminati o maltrattati per il proprio orientamento sessuale. Un'ottima politica, chiamata se fingiamo che non esistano, spariranno. E invece, signori, COL CAZZO, che spariamo.

E la morale della giornata è proprio questa. É stata una festa malinconica. I comizi dal palco avrebbe potuto farli chiunque era in quella piazza. E averle dette, avere sfilato, non avrà cambiato molto. Ma, come diceva un cartello: "Arrendetevi, siamo dappertutto".
E prima o poi, a forza di esserci, avremo ragione.

se avete resistito fino in fondo al post, complimenti...siete degli eroi

4 Comments:

  • bambini portati via da genitrici disgustate? oh my god. allora è ora che cambi gli occhiali perchè ho visto proprio il contrario anche io... ho visto piccoli tesorini molto cool in mezzo al moderato casino a giocare con i palloncini e i coriandoli - forse guardavo immagini registrate del family day? e perchè quando LA L-----A parlava della difficoltà di trovare qualcuno con cui costruire qualche cosa le stesse parole avrei potuto averle dette io? e perchè il momento di capire e di vedere che cazzo sta succedendo arriva ed è così simile per il chimico e per il giornalista? perchè siamo tutti a smadonnare per le stesse cose - lavori precari, senza progetti, senza investimenti e senza futuro, paura per il clima da stato di polizia, preoccupazione per la laicità dello stato, per la democrazia, per la libertà dell'informazione? e perchè dopo tanto tempo, inopinatamente, proprio a bologna il 28 pomeriggio sera e notte non mi sono sentita sola? (e non dire che è perchè avevo il sostegno del maschio, per favore... un po' di decenza :P)
    ...insomma, dove cazzo stanno tutte queste differenze? non è che semplicemente fanno paura le persone che sono abbastanza fedeli a se stesse da non spegnere il cervello?

    (al prossimo, mi suggerisci la maglietta con scritta "eterosolidale" o "sono etero ma è una fase"?)

    Anysolidale

    By Anonymous Anonimo, at 2:12 PM  

  • Sai che condivido tutto, ma proprio tutto. Io non vedo differenze tra le persone che conosco, vedo leggi e comportamenti esterni che creano differenze.
    E fa paura, sì, ma già il fatto di sentirsi meno soli è un passo avanti.
    E poi, scusa...quanto ci siamo divertiti? :D

    By Blogger daniele, at 9:07 PM  

  • Ed ecco cosa ne pensa l'Arcigay del fermo della Bertozzo: un'altra buona occasione persa.
    http://www.arcigay.it/comunicati-bolognapride-facciamobreccia

    By Blogger daniele, at 12:04 PM  

  • Archiviate le accuse contro Graziella Bertozzo (Pride 2008 Bologna)

    A circa un anno dai fatti del Pride di Bologna del 28 giugno 2008, in seguito ai quali veniva fermata, Graziella Bertozzo, attivista storica del movimento lgbtiq, ha ricevuto notizia dell´archiviazione delle accuse nei suoi confronti.
    L´attivista di Facciamo Breccia aveva l'intenzione di esporre, assieme ad altri/e compagni/e della rete, sul palco del Pride uno striscione con la scritta "28 giugno 1982. Indietro non si torna. Facciamo Breccia" per ricordare la "presa" del Cassero di Porta Saragozza, uno dei momenti fondativi del movimento lgbt italiano, ed era stata bloccata da volontarie del Comitato Pride e da un agente in borghese e in seguito ammanettata e portata incomprensibilmente in questura, indagata per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni finalizzate alla resistenza, rischiando così alcuni anni di carcere.
    Ringraziamo anzitutto gruppi, associazioni e singoli/e che hanno espresso solidarietà a Graziella e a Facciamo Breccia e condiviso le spese legali mentre esprimiamo amarezza per chi, avendo già anticipato una sentenza colpevolista o solertemente fornito alle forze dell´ordine dichiarazioni spontanee e pubbliche a carico della supposta colpevolezza di Graziella, non voglia nemmeno oggi ricredersi.
    Facciamo Breccia non può che accogliere con sollievo la notizia dell'archiviazione, anzitutto per la vita di Graziella, rivendicando contestualmente le nostre pratiche di lotta gestite sui concetti di autodeterminazione, costruzione dal basso e orizzontale e rifiuto del principio di rappresentanza, non per questo violente o prevaricatrici come rischiano di suggerire striscianti tentativi di criminalizzazione.

    Coordinamento Facciamo Breccia

    By Anonymous Anonimo, at 8:33 AM  

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