un isterico tuareg...

18 ottobre 2007

Madeleine

Com'è che certi dischi creano un legame con le persone, anche quando queste persone non lo sanno?
Due persone hanno le lacrime agli occhi ritrovando un disco degli Smiths scomparso in uno scatolone.
Lo stesso giorno, a migliaia di chilometri, una terza persona pensa a una donna conosciuta per caso, e al suo modo appassionato di ricordare un concerto di vent'anni prima.
Il giorno dopo, una mail improvvisa. La risposta racconta di un altro disco, anche quello nello scatolone dei ricordi.
É tempo di Madeleine, si vede.
Come io che l'altra sera riprendo in mano il volume verde - il terzo - dei "Racconti di San Francisco" di Armistead Maupin, e dalla copertina scivola uno scontrino.
E ripartono i ricordi. La "Libreria Babele" di Milano.
Passavo davanti a quella vetrina tutti i giorni mentre andavo alle lezioni del master. Guardavo quei libri, e sbirciavo dentro, in attesa di avere il coraggio di entrare.
Lo sapevo che era solo una libreria, ma...mi sembrava un passo, un'ammissione. E allora (due anni fa, non un'eternità) non ero capace.
Fu quel libro a sbloccarmi. Avevo divorato i primi due volumi, adoravo quel modo leggero di raccontare quel mondo, tutti quei dettagli e quei personaggi ordinari (uh? ordinaria la signora Madrigal? Non scherziamo...) e incredibili.
Non sapevo dell'uscita del terzo volume. E allora, beh, entrai.
Partì tutto da lì.
La confessione a Emma, sdraiati nel sottotetto di casa dei suoi genitori ("Vabbè, io te lo dico. Non si chiama Francesca. Francesco. Si chiama Francesco. E' alto e ha la barba...").
E poi Andrea, il greco che inizia a parlarmi mentre mettevo i dischi una sera al Cantiere Delirio di Milano e avevo addosso la mia immortale maglietta con la lavatrice dei Sonic Youth.
E poi ancora avanti, fino a oggi.
Fino a quando uno scontrino e uno scatolone non riportano alla mente tutto. Tutto.
dedicato a Cope.

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