un isterico tuareg...

08 marzo 2007

Ciò che vedo mi parla

Erano bloccati sul binario 9. Alcune donne, e l'unico bambino era in braccio a un uomo.
Davanti a loro, un poliziotto dalla faccia bonaria: eppure, qualcuno gli aveva ordinato di non far salire quella gente sul treno.
Seduta sul bordo del lato destro di una panchina troppo piccola per tutti, una ragazza stringeva in mano un biglietto, ma non diceva niente.
"Posso salire come tutti gli altri", sembrava voler urlare, ma non parlava. Intorno a lei, facce troppo stanche per reagire, come quelle di chi affronta l'ennesimo ostacolo dopo un viaggio troppo, troppo lungo.
Solo quando è arrivato un secondo poliziotto, la gente sul binario ha iniziato ad avvicinarsi alla panchina.
C'era un vuoto surreale, in quel tratto di cemento di fianco al binario.
Che nessun benpensante si avvicini a uno zingaro.
Mi raccomando.

Sul treno, un controllore parla. I suoi "buongiorno" e i suoi "grazie" arrivano netti dall'altro capo del vagone. Sorride, gentile. Ma cambia improvvisamente tono davanti a un uomo che stava dormendo: "Scende a Modena? L'abbiamo già passata. A Reggio scende e torna indietro", spara, brusca, scortese.
Il sorriso che ha rivolto a me è un'ombra. La guardo meglio: ha righe profonde come canyon.
Improvvisamente, vedere quella persona l'ha trasformata, le ha seppellito ogni dolcezza.

Oggi, le cose che vedo mi parlano.

Ma vive ancora il sentimento delle cose.
Vivono gli alberi, le case, i sassi, i nostri sogni, le tv a colori, le navi senza radici.
E siamo stupidi a pensare di esser soli,
senza più limiti, senza più colori.
Mentre noi siamo tesi a moltiplicare tutto,
non riusciamo a considerare che le nuvole ci guardano e i mari ci controllano.
Ho visto i platani parlare con le antenne e il vento caldo confermare tutto, i treni e le radici scambiano segnali in codice.
E ho sentito nettamente i cani bisbigliare.
Non riusciamo a considerare che le nuvole ci guardano e i mari ci controllano, le piante si difendono e i libri ci feriscono, perché manchiamo della necessaria dignità.
Un camion mi ha parlato del silenzio. E ho visto un libro che stracciava banconote. Un servo muto che adorava una voce...

Soundtrack PAOLO BENVEGNÙ "Piccoli fragilissimi film" Santeria / Stoutmusic / Audioglobe, 2004

3 Comments:

  • Dani, mi sento in vena di suggerimenti letterari, anche se nel tuo caso sono intimorito. Prova con "La lunga vita di Marianna Ucria". A me è piaciuto tanto.

    Andy

    By Anonymous Anonimo, at 9:33 PM  

  • Intimorito? Ma da che? :)
    Ben vengano i suggerimenti, anzi!
    Il libro che mi scrivi non l'ho mai letto...proverò!
    Comunque, le frasi finali del post non sono mie. Magari lo fossero...se sapessi scrivere così, mi bacarei i gomiti. Sono pezzi di una canzone che si chiama "Il sentimento delle cose" di Paolo Benvegnù, l'ex-leader degli Scisma...

    By Blogger daniele, at 3:41 PM  

  • quel "sentimento delle cose" è stupenda..e Benvegnù il mio maestro..
    come "cerchi nell'acqua"..puro Amore quello..colonna sonora di un momento passato della vita mia..
    GRAZIE per avermi portato in quell'istante..

    Tina

    By Anonymous Anonimo, at 6:16 PM  

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