un isterico tuareg...

01 dicembre 2006

Star blanket river child

Tre giorni che non scrivo sul blog, e mi sembra quasi di non essere andato in ufficio.

Riversare qua i miei pensieri sta diventando un'abitudine. Una piacevole abitudine, lo spazio quotidiano da ritagliare per i miei pensieri.

La mia testa si è riempita di immagini, in questi tre giorni. Immagini che premono per uscire.

L'autostrada di notte, un tappeto nero circondato da nero. Una striscia con una direzione che puoi solo intuire, circondata da paesaggi silenziosi mandati ai tuoi lati in loop, troppo velocemente perchè tu ne riesca a individuare forme e vite.


Il silenzio spettrale di un autogrill delle due del mattino, come una gigantesca macchina per i divertimenti, colorata e disneyana, a cui qualcuno ha imposto il riposo forzato. Anime alla ricerca di caffè che vagano tra pupazzetti e orribili, orribili CD, su cui la luce è stata spenta.

La nuvola di fumo bianca che sale compatta da un punto della pianura, lontano dal treno che mi sta portando a casa dopo una notte passata a Bologna (già, c'era il nostro primo mese insieme da festeggiare...). Un piccolo vortice, un tornado nato dal niente a interrompere l'azzurro di un dicembre fin troppo caldo, come l'immagine di copertina di un disco dei Don Caballero.
Una nuvola che evoca rumore e aggressività squadrata e geometrica, assecondata dai Rodan che martellano le orecchie, chiedendo al corpo di ignorare le pochissime ore di sonno.

Il mio veccho diario di viaggio, ripaerto per caso, che mi racconta cosa mi passasse per la testa durante il viaggio a Londra.

Parecchi metri sotto di me, scorre un fiume. É grigio, ricurvo, disegna il profilo di una persona tozza, visto da qui. Sono in volo verso Londra, e sotto di me tutto è miniatura di vita reale.
...
Ho scelto a caso un libro che mi parlasse di Londra. "Hangover square" di Patrick Hamilton. Come sempre, le mie mani hanno una precisione crudele.
...
Sotto di me sono arrivate le prime montagne. Si sono alzate improvvise, sbarrano la strada all'uomo, alle case. Solo piccole costruzioni si fanno largo tra le rocce, come macchie imprecettibili incastrate dolcemente negli spazi lasciati liberi. Ci sono nuvole bianche che volano sottili, zucchero a velo soffiato in direzione contraria.
Ho bisogno di una pausa.

Incredibile, quante cose possano cambiare in così poco tempo.

Soundtrack BRIGHTBLACK MORNING LIGHT "s/t" Matador / Self, 2006

3 Comments:

  • Beh, se tre giorni di silenzio producono tutta questa poesia, chissà che succede se tacci per un mese, ci troviamo "Cent'anni di Solitudine" ;)

    By Anonymous marckuck, at 10:31 AM  

  • Grazie...(arrosisce in maniera virginale..)

    By Blogger daniele, at 4:56 PM  

  • Mi auguro che dopo un mese di viaggi e weekend romantici il "virginale" sia ormai fuori luogo...

    By Anonymous marckuck, at 3:44 PM  

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