un isterico tuareg...

06 settembre 2006

Dona Flor

Ho conosciuto Dona Flor, il personaggio del libro di Jorge Amado.
Dora Flor, in realtà, si chiama Jurema, ed è sposata ad un musicista.

Ho conosciuto Jurema nel momento peggiore: suo marito, la celebrità locale che aveva diretto l'orchestra del festival di Sanremo e anche la casa discografica Ricordi, era morto il giorno prima.
Il giornale mi trasforma in uno squalo, e mi obbliga a chiamarla per strapparle un ricordo del marito. "É il mio lavoro", mi dico. Ma davvero non devo sforzarmi molto per avere una voce contrita al telefono: mi sento uno schifo a fare queste cose, non ho il pelo sullo stomaco.
Lei mi risponde con un filo di voce, mi chiede di passare da casa sua dopo mezz'ora. Mi chiede un po' di tempo in cambio di una foto.

Arrivo a casa sua, in un pomeriggio senza una nuovola. Sul cancello, un cartello: "per volontà del defunto non si ricevono visite".
Suono, e questa donna bellissima, mulatta, gli occhiali da vista e un vestito nero, viene ad aprirmi.
Mi allunga una foto del marito. Non è il solito scatto da musicista: è a torso nudo, davanti a una pianta tropicale, un paio di pantaloni coloratissimi, un sorriso sereno che stona con l'immagine da pazzo scorbutico che tutti gli attribuivano.
Jurema esita un attimo, poi mi fa entrare nel giardino e mi fa sedere. Mi presenta alla figlia, una ragazza splendida e con lo sguardo disorientato: è sua figlia, appena arrivata dal Brasile. Assieme a loro, la nipote e un'amica.
I giradino è piccolo, verde, incastrato tra i muri delle case. Ci sono panni stesi ad asciugare: nessuno vuole stare in casa, nemmeno i panni: dentro a quelle mura c'è un dolore che non si può mostrare.
Guardo Jurema: è sfinita, ma ha un sorriso dolce, arreso. Mi dice che vuole che si ricordi il marito non solo come un musicista, ma come una persona felice.
E, improvvisamente, nasce davanti a me un fiume di ricordi, di piccoli particolari della loro vita.
L'ultima festa di compleanno, lui che leggeva il giornale in piscina e immergeva le pagine nell'acqua perchè non volassero via, lui che si innamora prima della sua arte e poi della persona, lui che arrangiava canzoni nella confusione di un centro commerciale, lui che adorava guardare il tramonto ma che non toccava mai la sabbia con i piedi...
Spuntano foto e memorie, così improvvise da non poter essere trattenute.
Mi chiedono di fare un bell'articolo, di ricordare quanto questo musicista amasse vivere.


Jurema era come Dona Flor: legata da un amore totale a un uomo troppo vitale, che affronta la morte con un sorriso a testa bassa. C'era una serenità strana, in quel giardino. Una serenità bellissima.
"Jurema ha riempito la sua vita di fiori", mi dice la nipote.
Non solo: ha accolto il falco in casa sua, l'ha fatto sedere, si è fidata di lui. Ha disarmato il falco, e gli ha insegnato la fiducia.

Soundtrack BEATLES "Revolver" Parlophone / EMI, 1966

7 Comments:

  • mestiere da quattro dita di pelo sullo stomaco, ma le persone che si incontrano...




    (da buon chimico dovrei ritenere certe cose sciocche superstizioni... ma in realtà c'è n'è una, dalla quale non riesco a liberarmi :) indovina quale...)

    By Anonymous Any, at 4:25 PM  

  • o c***o...ma come HO SCRITTO "ce n'è"? mi dissocio da me stessa!!! è colpa del mio collega che mi rincoglionisce i suoi problemi di outlook >:-| !!!

    By Anonymous Any, at 4:29 PM  

  • Daniele, post bellissimo, dolce, poetico e malinconico. Ma non smielato. E sei stato tanto fortunato a conoscere Jurema, da come la descrivi deve essere una donna eccezionale... Un abbraccione, Andy

    By Anonymous Anonimo, at 5:59 PM  

  • Un post da leggere e da rileggere e da portarsi nel taschino. Grazie.

    By Anonymous quella di cope, at 6:56 PM  

  • Hai qualcosa di meglio del pelo sullo stomaco, fanciullo.
    Hai empatia.
    E sai ancora stupirti.
    Ed hai un semplice,sincero rispetto x chi ti sta di fronte.
    Non ti lasci avvolgere impenetrabilmente dalla razionalità e dall'analizzare sterilmente i fatti. Non c'è solo il "qui" e l'"ora", x te, ma anche la capacità di accettare il "prima" e di domandarsi del "dopo"
    Il falco ed il lupo non sono solo predatori: sanno accettare chi è loro pari o superiore x coraggio ed istinto, non solo x ferocia e forza...e non è facile.
    Mai.

    By Anonymous MastraLohcertolaia, at 9:46 AM  

  • mi hai fatto venire il groppo in gola...
    spero che al giornale non ti abbiano tagliato una sola riga del tuo articolo

    By Anonymous musicaprattica, at 8:35 PM  

  • Ehi, grazie...è che è stata un'esperienza incredibile, e la volevo raccontare, tutto lì.
    E per fortuna il giornale non ha tagliato nulla...

    By Blogger daniele, at 12:35 PM  

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