un isterico tuareg...

31 agosto 2006

Nocturne

Dopo la pausa estiva, torniamo a massacrare le orecchie.
U-Turn torna al mondo, con una gran bella occasione di farsi sentire, finalmente.
Abbiamo quattro serate allo spazio "Effetto Notte" della festa dell'Unità di Modena, tutte nostre.
Iniziamo io e Lara, che ormai facciamo così tanti Dj set in coppia da sembrare le Charlie's Angels...
E poi si prosegue a coppie scambiate, smontate e rimontate fino alla fine di settembre.

Come sempre, indie-rock, electro, soul, wave e tutto quello che ci viene voglia di mettere su per deliziare voi e noi, e magari farvi ballare un pochettino, che l'estate è finita e c'è bisogno di scacciare la malinconia...

E, come dice la mia compagnuccia di mixer, è una gran bella emozione. É strano vedere che abbiamo rituali simili, Lara: la mezz'ora passata in libreria da cui si esce a mani vuote, la fuga dai dibattiti per buttarsi su banchetti etnici e gastronomia (che ti impedirà di indossare quello che hai preso al banchetto etnico...MA PERCHÉ C&%*@ QUESTI PANTALONI NON ENTRANO PIU'? FORSE PERCHÉ MANGI COME UN BUFALO, MY DEAR...), i concerti e le mostre (un anno c'erano un centinaio di quadri di Andy Wahrol!)...
Da bravo reggiano, a Modena vado poco...però ho visto bei concerti anche lì...l'unica data italiana del tour di "Shootenanny!" degli eels, i Tiromancino, l'ultimo concerto dei miei adorati Ustmamò, gli spettacoli di Luttazzi e della Guzzanti...
E ora ci sarò anche io, su quei palchi. Oddio, magari non sugli stessi palchi, però...

Sto divagando.

Appuntamento il 2 settembre nella Piazzetta delle Fornaci a Ponte Alto, per la Festa Provinciale de L'Unità di Modena. Inizio ore 23.30.

Guai se mancate.

A proposito: iniziate a fare un giro sul sito di U-Turn, finalmente è attivo! (thanx 2 Fabbree...)

Soundtrack YO LA TENGO "I am not afraid of you and I will beat your ass" Matador / Self, 2006

30 agosto 2006

Eccesso di divismo?

Vacanze lontane anni luce.

Ieri chiama il giornale: devi intervistare una stronza che ha appena aperto un centro d'addestramento per cani.
Il mio cervello strepita: SONO UN CRITICO MUSICALE! SONO UN CRITICO MUSICALE!
La mia seconda personalità ammansisce la prima: "Cos'è che saresti, tu?"
Alla fine le due decidono di collaborare e di guadagnarsi il pane.
Si telefoni, dunque. Si telefoni alla stronza.

"Salve, la chiamo da Il Giornale di Reggio"
"Ma io avevo detto alla sua collega di chiamarmi prima!"

eh?

"Ah, mi dispiace, ma non me lo avevano comunicato. Quando ha tempo per fare l'intervista?"
"Guardi, oggi no. Domani, domattina. Alle 7.30"

eh? mi devo alzare all'alba per sentirmi raccontare che hai aperto un posto dove dei cani - che detesteranno a vita i loro padroni per colpa tua - saltano degli ostacoli di plastica?

"Va bene, allora la chiamo domattina"
"Sì, mi raccomando, perchè domattina parto per l'estero. Sa, parto alle 4, ma per quell'ora non dovrei ancora aver superato il confine e dunque possiamo parlare"

hello? can i speak to miss Mata Hari, please?

Stamattina, ore 7.30. Una voce che nemmeno un trans.

"Buongiono, la chiamo dal giornale"
"Ma io ho già passato il confine!"

sì, tesoro. anche quello della mia pazienza. e indovina dove sto per mandarti?

"ehm..."
"Forza, facciamo quest'intervista, così ce la togliamo dai piedi!"

Non ho parole. Spero che una bestia affamata ti addenti con gusto una chiappa. Ma non subito. Quando sarai tornata dall'estero, of course...

Soundtrack MY BRIGHTEST DIAMOND "Bring me the workhouse" Ashtmatic Kitty / Wide, 2006

29 agosto 2006

Tutto sta per cambiare

Che è dura tornare da un viaggio, non lo scopro io, nè è una novità degli ultimi giorni.
Ll'ansia che mi ha preso ieri, schiacciato in una Clio tra valige e frutta, si è trasformata in una pigra voglia di fare, in una rilassata necessità di rimettermi in moto.
E le cose stanno per cambiare, qualcosa di buono si vede all'orizzonte, e ho tutta la voglia di lottare che serve.

Il tour delle casalinghe disperate è andato alla grande.
Assieme a cinque donne. O mi uccide o mi tempra, diceva Minnie. Beh, ho la risposta: cinque donne temprano.
A parte l'aver accumulato una mostruosa conoscenza teorica sulle creme idratanti, tutto è andato alla grande. Eravamo troppo rilassati per riuscire anche solo a pensare di non andare d'accordo. Qualcuno ha guadagnato soprannomi improbabili (Barabba? Giappa? Mortacci? Venere di Bottarella?), qualcuno si è innamorato del Cirò (indovinate chi?), qualcuno si è bruciato al sole.

Tre giorni a Mondaino, dove Gemma interpretava la baby-bitch in un bordello in una rievocazione storica medievale, con le ore notturne passate a bere e a suonare con i figuranti, in un'atmosfera incredibile.

E poi a sud, a casa.
Dove si sono annodate risate e porcate, letture di carte e sale incastrato nella pelle, legno e odore di aria familiare. Parole aspirate e buttate fuori, l'accento calabrese che mi si è attaccato addosso. I parenti che chiacchierano davanti a casa, come ai vecchi tempi quando la famiglia non si era ancora disgregata in mille e tutti stavamo attorno a mio nonno.
Il sapore del vino, il rumore di un mare minaccioso solo per scherzo.
Poi una sera mi leggono le carte. Mi dicono che sono appeso a testa in giù, circondato da paranoie e con l'ossessione di non stare solo. Carte che non mentono, ma che indicano direzioni diverse da prendere.
Lentamente. Solo gli stupidi si muovono veloci, mi insegnano.
E allora riprendiamo, oggi. Piano. Guardando avanti.

Soundtrack FILIPPO GATTI "Tutto sta per cambiare" Epic / Sony, 2003

18 agosto 2006

A Sud! A Sud!

Il tuareg riparte.
E non ho sentito il viaggio fino a stamattina, quando mi sono alzato con un sorrisino scemo sulla faccia. Torno a casa, in Calabria. Manco da due anni, e non vedo l'ora di tornare.
C'è metà del mio sangue, lì. E anche se non ci ho mai abitato, sono legato a quei posti in una maniera pazzesca.
A mille metri, in mezzo alle montagne, senza nessuno intorno. In isolamento totale.
La foto qua di fianco è il panorama sul golfo che si ha da un bosco sopra casa : nelle giornate più terse si vede il mare...

Si parte con cinque donne, il tour delle casalinghe disperate.
E chi spiega ai miei parenti come mai, di cinque ragazze, nessuna è la mia? Mah, mistero...

Due giorni a una rievocazione storica in un paesino stupendo, Mondaino, sulle colline dietro Cattolica, sperando che l'accento della gente del posto non mi ricordi troppo nè brutte esperienzebelle storie finite male, e poi via, a sud.
Si torna tra dieci giorni.
Altro viaggio. Stavolta si torna a casa.

Soundtrack REFLUE "A collective dream" Shyrec, 2006

17 agosto 2006

Dark side

Il lupo è rientrato nella tana, è scappato di nuovo. Mi ha lasciato qui, a rileggere quello che ho scritto ieri sera. Sono qui a grattarmi la testa, quasi come se non fossi stato io a riversare quelle parole sul blog. E invece no, ero proprio io, anche se faccio fatica a riconoscermi.
Ma anche una sera buia come ieri serve. Perchè era da un po' che non reagivo in maniera forte, viva, a qualcosa. E sapere di esserne ancora capace, anche se un po' ti spaventi da solo per quello che riesci a scrivere o a pensare, è una gran bella soddisfazione.
Il lupo torna nella tana. Ma esiste.

Soundtrack SUPER ELASTIC BUBBLE PLASTIC "Small rooms" RedLed / V2, 2006

Il lupo

Esplodo fuori dalla stanza.
Infilo i Northpole nelle orecchie a volume contudente ed esco. Sono le undici di sera. L'asfalto sputa nebbia, c'è un clima da avere paura. Ma forse l'unico che fa davvero paura sono io, stasera.
Ho lo sguardo di un folle, sfogo la rabbia spingendo le scarpe sull'asfalto. Guardo la mia faccia nelle pozzanghere, ma le pozzanghere non ricambiano il favore.
Ho un volto di pietra. Sono di petra. Ho un'energia addosso da poter spaccare qualcosa.
Spunta una bicicletta alle spalle, un uomo mi guarda. La mia occhiata di ritorno lo allontana. Il pensiero di una scopata mi attraversa la mente come un flash.
Passo la lingua contro il bordo di un dente. É tagliente.
Cammino concentrico intorno alle vie di casa.
Nessuna voglia di tornare lì dentro.
Non posso dormire, è una di quelle notti dove non serve stare sdraiato. Mi consumo camminando, sudando, gridando, facendo abbaiare i cani che vogliono proteggere questi bei giardini bui e nascosti.
Per una volta, vorrei solo comportarmi come se non fossi io.
E allora, per venti minuti non sono stato io.
Sono una belva furiosa e spaventata appena liberata da una gabbia.
Io sono il lupo.

Soundtrack NORTHPOLE "Faccio tutto domani" Artes, 1999

16 agosto 2006

Colazione con sentinella

colazione con sentinella, def. : la colazione con mia madre e mio padre che gironzolano attorno al tavolo e, proprio nel momento in cui tu ti sei appena svegliato, iniziano a bombardarti di domande.

Io odio, profondamente odio, la colazione con sentinella.
Al mattino, appena sveglio, mi trasformo in un essere orribile che grugnisce e non emette suono intellegibile.
In giornate come queste, dove i miei sono a casa dal lavoro e bisogna assolutamente svegliarsi a un orario per loro civile, la situazione è intollerabile.
Mi siedo al tavolo, e loro iniziano a bombardare.

"Ma Daniele, se tra due giorni vai via, come fai con la tenda? non avevi detto che è rotta? quando la montiamo? eh? quando? possibile che tu ti riduca sempre all'ultimo minuto?"

GRUNT.

Necessità assoluta di staccarmi dalla realtà. E così mi immagino quelle tende fantastiche che si montano da sole, quelle che le lanci in aria e sono già montate. Ma la mia fantasia distorta da cartone animato si perde: COSA SUCCEDE SE QUALCUNO VUOLE FARTI UNO SCHERZO E LANCIA IN ARIA LA TENDA MENTRE TU SEI DENTRO?
E così mi immagino la tenda lanciata in aria che si richiude a sacchettino con me all'interno, e scoppio a ridere da solo, dal nulla, come un pazzo.

E poi, arriva un ricordo di ieri sera.
Passa la classica coppia tamarra: lui con il muscolo lucido e la maglia aderente, lei con i boccoloni biondi e il tacco sottile su cui traballa come un palazzo durante un terremoto.
Segue dialogo acido.

ALESSIA: "Oddio, guardate, c'è Barbie!"
IO: "Sì, ma che modello di Barbie è? Barbie-Scopa-in-Culo?"
ELENA: "No. É Barbie-Puttana"

Dio, che risveglio difficile...

Soundtrack MATMOS "The rose has teeth in the mouth of a beast" Matador / Self, 2006

15 agosto 2006

DJ set à la coque

Da piccolo mi piacevano da morire le palline matte, quelle che rimbalzavano in ogni angolo, rompevano vetri e sbattevano contro i clienti del negozio dei miei genitori senza preavviso. Ecco, ieri sono stato un po' così: ho rimbalzato in ogni angolo della provincia.

Passo la giornata a scrivere e ad andare in giro per il giornale, fino a che non viene l'ora di andare a casa di amici per festeggiare Ferragosto in anticipo.
Ma prima di partire, arriva una telefonata. É Fabbree.
"Cosa fai stasera?"
"Mah, sono a una festa da amici, sennò ci sarebbero i Baustelle in concerto..."
"Errore. Siamo al Libera a fare un DJ set."
"Prego?"
"Sì, dovevano suonare i Water in Face, ma non ce la fanno. C'è una festa di compleanno di una tipa un po' dark, dobbiamo mettere i dischi".

E va bene, andiamo a fare i superstar dj.

Arrivo, e il centro sociale assomiglia a un deserto. Mi apre la porta un rastone traforato di piercing. La conversazione con questo tipo è inutile: "Sono tornato ieri da Amsterdam, non capisco ancora un cazzo...". Perfetto.

Pian piano arrivano tutti.

Parlo un po' con il ragazzo della festeggiata, nonchè membro dei Water in Face (che tra l'altro spaccano davvero, sentite qua) e, nel bel mezzo della conversazione, mi salta addosso e mi abbraccia: "HO RICONOSCIUTO LA TUA VOCE! SEI QUELLO CHE LEGGEVA LE POESIE! SEI QUELLO DI 'LIBRO DI NOTE'!!!"
Un pazzo furioso. Però il mio ego si gonfia un pochino, chi lo nega...il programma è finito da mesi, e c'è ancora chi mi riconosce...

E poi si inizia a mettere dischi. La gente balla un paio di pezzi e se ne va, io sono stanco ma mi piace la roba che metto, funziona, catturo l'attenzione: electro-clash, post-punk, riesco a infilare nel mezzo perfino PJ Harvey e i Sophia...
Esce una serata dal mood un po' violento, un po' scuro, ma non male. Mi carica sempre vedere la gente che risponde bene.

E, nel mezzo, le solite scenette surreali:
* un tipo si frega la consolle per mezz'ora, interrompendo il dj set a colpi di Raffaella Carrà e trashate anni '80.
* un altro tipo, che mi aveva agganciato raccontandomi del suo amore per i Blonde Redhead, mi guarda e mi dice che in fondo queste cose trash non sono poi così lontane da quello che fa la DFA. Non tollero l'ignoranza musicale simulata male, il gancio sfuma.

Chiudo il set a colpi di musica balcanica e soul. E poi mando tutti a nanna con "Dream brother" di Jeff Buckley. Non male la serata, anche se improvvisata al volo. Un DJ set à la coque, uscito davvero bene.

Soundtrack COUCH "Figur 5" Morr Music / Wide, 2006

14 agosto 2006

Tempesta di...idiozie

Scene di un ordinario pranzo di follia.
Mia madre sfoggia la faccia delusa: oggi Canile 5 non trasmette Beautiful.
Va in onda "Tempesta d'amore", un'oscenità in formato soap opera, ambientata in un albergo in mezzo alle Alpi. Non più di due persone inquadrate per volta (ma perchè?), stacchetti con immagini di cavalli al pascolo (ARGH!)...insomma, pietosa.

Ma il meglio sono i dialoghi.


MADRE: Katharina, bambina mia!
FIGLIA (con voce catatonica): Mamma! pensavo fossi in Sudafrica!

Ma chi la scrive la sceneggiatura? Un pesce rosso?
God save Grecia Colmenares...

Soundtrack la mia risata isterica

The week never starts 'round here # 18

Ho saltato la puntata numero diciassette per motivi, ehm, berlinesi. Riprendo oggi, un 14 agosto dal cielo terso e dall'aria gelata, come non si conviene a un ferragosto. Vuoi vedere che agosto è davvero il mese più freddo dell'anno, come cantava qualcuno?

L'EVENTO.

Cosa posso scrivere ancora di una città fantastica?

IL LIBRO.

La lettura più impegnativa è stata la mappa della metropolitana di Berlino...nello zaino assieme a me era venuto "Colazione da Tiffany" di Truman Capote, ma è rimasto lì. Ne ho letto una pagina prima di addormentarmi, una sera, e mi sono reso conto del perchè Capote è un genio. Non scriveva, fotografava, con una precisione incredibile. Poi Berlino ha preso il sopravvento sul libro, ma mi riprometto di tornarci.
E poi, sono affezionato a quel romanzo anche per un altro motivo: ha ispirato uno dei titoli di film porno più divertenti della storia: "Eiaculazione da Tiffany". Giuro che sono morto dal ridere...

CD (selezione).

- THE YEAR OF "Slow days"
- BLACK HEART PROCESSION "The spell"
- SPACEMAN 3 "Sound of confusion"
- AA.VV. "my baby berlinette" (la mia compilation personale da viaggio...)
- SONDRE LERCHE "Two way monologue"
- JONI MITCHELL "Travelogue"
- ELISA "Lotus"


IL FILM.

Ho sempre adorato Woody Allen, ma da qualche anno lo avevo perso di vista. Non mi piace hi sputa fuori arte a intervalli regolari, un po' come fa De Carlo con i libri. E le commedie di Allen stavano diventando tutte uguali. Poi spunta fuori "Match point", e mi gela. Perchè, nonostante la trama banale e certe trovate tirate per i capelli, è un gran bel film.
Un costante sottofondo d'opera, angosciante per eleganza e gelo.
Il fascino incredibile di Scarlett Johannson e Jonathan Rhys-Meyers, davvero splendidi.
Lo guardi e, anche se sai perfettamente come andrà a finire, ti sale dentro un'ansia senza nome, sottile eppure tremenda.
"Match point" è un film pessimista e gelido. Qualcosa che Woody Allen non faceva da molto tempo.

MP3.

Quando lavoravo a Pisa, un giorno era spuntat fuori un sampler con tutte le uscite della Morr Music programmate per il 2006. Ce n'era una che mi aveva sorpreso in modo particolare, un ragazzino americano che si fa chiamare Radical Face. Ben Cooper - questo il suo vero nome - è già spuntato fuori a inizio anno con gli Electric President, ma qui fa tutto da solo.
Folk-pop da cameretta, registrato a fedeltà bassissima eppure leggiadro come poco altro. Il disco deve ancora uscire, ma intanto il ragazzetto offre, dal suo sito, questa "Smile", registrata sei anni fa e poi finita in un'EP nel 2004.
Scaricatela qui.

VIDEO.

Non sapevo esistesse un video di una delle mie canzoni preferite in assoluto.

L'ho visto l'altro giorno, e ancora una volta mi ha lasciato senza fiato. Jeff Buckley, il mio angelo annegato nel fiume, canta "Grace" dal vivo con la sua band, in un appartamento di New York, in un filmato dal color seppia, tra candele, orologi e un'emozione che mi travolge ogni volta.
Un diluvio di note, dolcezza, rabbia, passione, furia, abbandono, amore. E quella voce che sale, sale sempre di più, tocca il cielo e mi riduce in lacrime ogni volta.
Jeff bruciava. Guardatelo qui.


LA FRASE DELLA SETTIMANA.

"Un uomo senza baffi è come una donna con i baffi." (Eugene Hutz - Gogol Bordello)

The week starts...NOW!

Buona settimana...

13 agosto 2006

Lieve cerchio alla testa

Va bene. Forse ieri sera ho ecceduto. Ma non tanto: giusto quanto basta per avere ancora mal di testa la sera dopo.
Cosa posso dire a mia discolpa? L'occasione era speciale: il ritorno di una vecchia fiamma dall'Irlanda, dove si è trasferita due anni fa col suo uomo. Siccome la suddetta fiamma non si era comportata proprio bene col sottoscritto, è diventata un enorme bersaglio per il me-stesso-iena e le amiche velenose.
Alla fine si è presentato solo il suo ragazzo, ma ormai i rubinetti del vino erano stati aperti ed era troppo tardi per tornare indietro...

Qualche scena carina.
Io ed Elena che non troviamo la pianta di rosmarino nell'orto di casa sua (ed erano le 7.40, la cena ancora da preparare).
Qualche ora dopo, il cameriere segue Elena con lo sguardo del "Anche se ci provi, non ce la fai proprio a camminare dritta, sai, cocca?".
Alle 2 del mattino torviamo la piazza centrale di Reggio completamente deserta, con un palco a nostra disposizione. Troppo invitante per non salire e fare gli idioti...
Stamattina Gemma va a lavorare. Assieme alla colazione, lascia una scatola di Moment formato famiglia.
Elena impiega un quarto d'ora per infilare la chiave nella toppa.
Io vado a lasciare le chiavi a Gemma al lavoro, e le faccio la permanente con una fiatata alcoolica.
In macchina, sono talmente tuonato che i bassi della canzone che sto ascoltando mi rimbombano in testa.
Arrivo barcollando a casa, e mia madre scodella per pranzo spaghetti alle cozze e peperoni ripieni (BURP!).
Crollo sul divano, ma Baldini pensa bene di vincere la maratona ai campionati europei e così la redazione del giornale, essendo Baldini reggiano, entra in subbuglio e mi chiama: "Suo fratello ha un negozio di articoli sportivi a S. Ilario. Vai a intervistare i vicini di casa e chiedi se hanno visto la gara." (YAWN!)

Insomma, sono talmente andato che stasera rinuncio al mio piatto preferito: le penne all'ubriaca.
Un delirio di penne cotte nel lambrusco e condite con un sugo di salsiccia, pancetta e panna.
É meglio di no. Sono più ubriaco io di loro...

Soundtrack DJ SHADOW "The outsider" Island, 2006

12 agosto 2006

Fatalismo

Capita di renderti conto delle cose importanti nei momenti più strani.
Come ieri sera. Ero seduto in terra, davanti al palco dove Paolo Hendel stava facendo un monologo pietoso, di quelli che fanno ridere solo chi parla e un altro paio di mentalmente lesi.
Bevevo una birra, e seduto di fianco a me c'era un bambino che mi prendeva a calci i piedi.
In lontananza, tuoni e lampi, come in un ottobre arrivato in anticipo.
Ed è lì che mi sono DAVVERO reso conto di una cosa.
É ora di andare avanti, e di guardare indietro in modo diverso.
Doveva andare così.
E ora si cambia. É il momento di fare qualcosa di importante. O almeno, qualcosa di importante per me. Senza paura.

Soundtrack CARLA BOZULICH "Evangelista" Constellation / Wide, 2006

11 agosto 2006

God must be a boogie man

La scatola è dorata, piccola, sta quasi in una mano. Ha l'eleganza di una signora che sta entrando nella vecchiaia con grazia, a testa alta, fumando una sigaretta senza mai abbassare lo sguardo.
E quello che c'è dentro la scatola è ancora più bello: un libretto, pieno di stampe, quadri, parole. Citazioni di Yeats e frasi dove niente è sacro, dove bisogna ritornare al giardino, dove Richard siede al tavolo di un caffè torturandosi l'anima.
Un'orchestra intera ridisegna le canzoni e la voce, quella voce, è diventata scura, ancora più elegante, invecchiata dal fumo e dall'aria.

Questa scatola dorata, e tutto quello che c'è dentro, oggi mi convince di una cosa: sarà la bellezza a salvare il mondo.

Soundtrack JONI MITCHELL "Travelogue" Nonesuch, 2002

10 agosto 2006

Martellate nel paesello

(sottotitolo: le gioie del matrimonio)

Nel ridente (?) paesino dove vivo, non si parla d'altro. I pochi che non sono andati a farsi ustionare dal sole e dalle piadine in riviera, si stanno concentrando su un pettegolezzo di quelli scottanti, di quelli che perfino-i-giornali-ne-parlano.

Un vecchietto di 83 anni, sfinito dalla moglie, la scorsa notte si è alzato dal letto, ha preso un martello e ha sfogato anni di frustrazione sul corpo della consorte. Cioè, insomma, l'ha presa a martellate. Senza ammazzarla. E poi (ecco la genialata) è tornato a dormire.

Commento di mio padre: conoscendo la moglie, io l'avrei presa a martellate molto tempo fa (da chi avrò mai preso il mio cinismo?).

Se questa deve essere la fine di un matrimonio, mi torna in mente uno dei miei film preferiti, "Quattro matrimoni e un funerale".
Credo di amarti. Vorresti NON sposarmi?

Soundtrack NATHAN FAKE "Drowning in a sea of love" Border Community / Audioglobe, 2006

09 agosto 2006

...then we take Berlin

Sono tornato. Lo zaino disfatto, i cd rimessi a posto, il sonno quasi tutto recuperato.
Mi porto dentro quattro giorni berlinesi, troppo pochi.
Ora ho la sicurezza assoluta: vorrei vivere là. Me ne sono reso conto sabato mattina, camminando da Friedrichsafen verso Alexanderplatz, passando di fianco a orribili palazzoni grigi: Berlino è la mia città.
Non mi sfiora niente, quando sono lì. Non il vento che corre veloce e sposta le nuvole da un angolo all'altro. Non il tempo che cambia rapido quanto il mio umore, e passa dal sole alla pioggia più sottile e fastidiosa.
Vedo solo possibilità, in quella città. E, come sempre, quando viaggio divento un'altra persona. Leggera, instancabile.

Non tutto è andato alla grande. Abituato come sono a partire da solo, trovarsi in viaggio con due amiche e una coppia è stata dura. Soprattutto per colpa della coppia: un imbarazzante sottofondo di risucchi e ciuccioni ha accompagnato le mie ultime giornate.
Io e Alessia, entrambi zitelle di ritorno da poco, ci chiedevamo se questi due, di solito, fossero abituati a mangiare davanti ai bambini colpiti da carestia...insopportabilmente e fintamente dolci, proprio davanti alle nostre facce.

Ho nuove immagini e ricordi ad accompagnarmi.
La rete di treni a portarmi ovunque volessi.

La Kulturbrauerei, una fabbrica di birra dell' 800 riadattata meravigliosamente a gigantesco centro culturale.

Il Gendarmenmarkt, con il Französischer Döm e la Konzerthaus, il giallo caldo delle loro mura e lo splendido locale all'angolo, un posto che riunisce ristorante, libreria e negozio di moda (e lo splendido cameriere, primo dei numerosissimi colpi di fulmine...).

Tornare alla TWH, la casa dove avevo vissuto per due settimane. Scoprire che i cinque piani del palazzo sono stati ridipinti, i graffiti delle mura esterne rinnovati, ma che certe cose non cambiano, come il lurido pub "Linie 1" al pianoterra e il grassone con la coda seduto al tavolo ricavato da una botte. E trovare particolari che non ricordavo, come il parco dietro alla casa - con la scultura di una moka e una tazzina da caffè - dove un enorme gruppo di bambini turchi (bimbi di qua, bimbe di là, ovvio) gioca tranquillo. Fumare una sigaretta pensando alle persone che ho conosciuto lì e che non ho avuto nè la voglia nè il coraggio di andare a cercare.

Scoprire che non ricordavo affatto la bellezza incredibile di Unter den Linden, nè l'affollarsi dei turisti.

Prendersi qualche momento per sè, farsi tormentare da qualche canzone che rimane fissa in testa, e scrivere cose come

Seduto da qualche parte di fronte al Tiergarten, in una Berlino che non ricordavo così bella. É passata una coppia di signori anziani.Ho incrociato lo sguardo di lei, incuriosito dal suo naso tagliente, appuntito. Ho iniziato a chiedermi qualcosa sulla sua vita, e ho visto il suo uomo - due occhi azzurri come il ghiaccio - aggrapparsi a lei, prendere in mano la macchina fotografica e fotografare una lapide. Diretto, come se non vedesse altro. Ipnotizzato da una lastra indecifrabile, un monumento votivo a qualcosa che per me non ha significato.
Lei lo ha preso sottobraccio, con una pazienza infinita, e lo ha portato a salire le scale dove noi ci siamo seduti. Ho guardato i loro piedi. Passi perfettamente sincronizzati, simmetrici.

Capire che far scrivere sulla carta d'identità "PROFESSIONE: giornalista" garantisce l'ingresso gratuito a tutti i musei.

Tornare al Pergamon Museum e rimanere incantato dalla porta d'ingresso a Babilonia, di un blu assurdo, sereno, totale. Farsi venire i sudori freddi per una scutura che mi ha ricordato in maniera impressionante la toore di Babele (siamo troppo suggestionabili...) Chi era la dea Ishtar? Che città poteva permettersi quel muro così costruito? Che razza di animale stupido è l'uomo, per ditruggere tutta la bellezza che crea?
E, ancora una volta, qualche sala più in là, l'arte islamica mi affascina in maniera incredbile. Credo sia ora di leggere il Corano, per curiosità. Per non farmelo raccontare da altri.

Camminare da solo per Prenzlauer Berg, lunedì mattina, per consegnare a mano il mio curriculum alle varie case discografiche. Perchè non provare, cosa mi tiene qui? E così Kitty-Yo, Staubgold e ~Scape ora sanno della mia presenza. E arrivare negli uffici della Morr Music, per me una vera istituzione, e rimanere incantato: qui si è fatta un sacco della musica che ascolti. Tutto quello che esce da qui lo compri a scatola chiusa. Prendere un caffè nella piazzetta appena lì fuori, farsi sorprendere dalla gentilezza di una ragazza, scoprire che è tutto dolce, bello, quando stai bene e puoi respirare.

Il ponte vicino a Warschauer Strasse.
Percorrere tutto il tratto della S9 e vedere Berlino riassunta dietro un vetro.
Arrivare al Tacheles e trovare Laura Veirs in concerto (e subire le sonore proteste dei miei amici, che non avevano la minima intenzione di sorbirsi un depresso folk-rock nella loro ultima sera berlinese).

E poi, qualche domanda finale:

* Chi si ricorda "Topazio", la telenovela con la leggendaria Grecia Colmenares? Sono morto dal ridere, mentre in aereo Anna mormorava tremante "Oddio, si è spento un motore!" e Alessia le rispondeva "Zitta! Ti dicevo: a un certo punto lei recupera la vista, ma poi la investe un camion..."

* Perchè la hostess sul volo all'andata, più che parlare, orgasmava?

* Cosa danno da mangiare ai ciclisti, in quella città? Possibile che siano tutti così incredibilmente belli?

* Chi eri, seduto nel tavolino dietro di me al Sony Center a Potzdamer Platz? Eri bello da levare il fiato, indescrivibile...ed eri anche in coppia, stra-vaffanculo...

* Come faccio ad avere un'amica che racconta barzellette su Hitler su un autobus alle 3 del mattino, mentre non riusciamo a trovare la via dell'ostello, in un'atmosfera spettrale che avrebbe atterrito perfino George Romero?

Un turbine di posti, persone, manifestazioni antiproibizioniste, grigio su grigio, vetro e cemento magnifici contro ogni previsione.

Non ho altro da dire. Voglio vivere lì.

Oggi Elena al telefono mi ha detto che ho cambiato voce.
"Ti ho lasciato con un tono di voce, e ora ne hai un altro".
Potere del viaggio, del mettermi in strada. Dell'andare via.

Soundtrack THE YEAR OF "Slow days" Morr Music / Wide, 2006

03 agosto 2006

First we take Manhattan...

...then we take Berlin.
Grazie a Leonard Cohen per l'ispirazione, si parte.

Un tuareg non può restate fermo troppo a lungo. E quindi riparte.
Sono solo quattro giorni, ma dio solo sa quanto mi servono.
Voglia di staccare da tutto quanto, di ripartire.

Adoro Berlino.
Sei anni fa finii in una ex-casa occupata nel quartiere di Kreuzberg per un campo di lavoro: una casa dedicata ad un ex-terrorista della RAF che era stata trasformata in un asilo per senzatetto. Io e altri volontari abbiamo abitato lì per due settimane, conoscendo personaggi incredibili: la vegana pazza furiosa, il cuoco di due metri per un quintale con i capelli verdi e un cane grosso quanto lui, quello che si alzava facendo colazione pescando erba da una scatola di latta dal tavolo della cucina e che poi aveva la passione per la pesca e le gigantesche cene a base di pesce...
Avevo diciannove anni, mi si apriva davanti un mondo. Un mondo diverso dal mio, con cui potevo convivere benissimo, fatto di persone molto più buone e trasparenti di quelle che frequentavo di solito, anche se vivevano con il sussidio di disoccupazione ed erano perennemente circondati da nuvolette di fumo profumato.

Ho vissuto Berlino, davvero, in quelle due settimane. Non solo musei e una città con un'energia vitale pazzesca: l'ho vissuta davvero.

La seconda volta che ci sono stato, sono restato il tempo di una sera. Arrivavo da Lubecca e il giorno dopo volevo essere in Polonia, durante un folle Interrail in solitaria della durata di un mese attraverso l'Europa. Mi ospitò un'amica di un amico su un materasso sul pavimento, per qualche ora. Ci trovammo sotto l'orologio di Alexanderplatz. Pioveva, in quella maniera scorbutica e improvvisa che chi sta a Berlino impara a conoscere.

E ora si torna. Terza volta, nuovo inizio.

Il blog chiude per qualche giorno, abbiate pazienza, non è colpa sua: il tuareg si rimette in marcia.

Soundtrack pioggia sui vetri e tuoni a direzione incerta...

02 agosto 2006

E adesso? (Cuba)

Sta finendo un'epoca. E lo sapevo che sarebbe successo presto.
É per questo che, tre anni fa, io e Gemma siamo partiti per Cuba. Tre settimane, la Isla girata in lungo e in largo in autobus, dormendo nelle casas particulares ed evitando come la peste i turisti, per quanto possibile.
Volevamo entrare, volevamo vedere.
Lei, nipote di partigiani. Io, che credevo nell'isola felice, nella resistenza al colosso americano.
Non una vacanza, ma un viaggio.
E abbiamo scoperto molte cose, incredibili.

Potre riempire un blog intero, parlando di Cuba.
E ieri sera il TG sputa fuori la notizia del ricovero di Fidel, e del passaggio del potere. Degli USA che fiutano la preda (riusciranno mai a stare fermi immobili a casa loro?), della dittatura che sta per finire, di un mondo intero che sta per finire.

Da bravi ragazzi di sinistra, idealisti ed equosolidali come siamo e come eravamo, Cuba era un paradiso, Sbattere la faccia contro la propaganda colorata e silenziosa è stato molto diverso.
Castro non è mai stato amato. Al contrario del Che, o di Cienfuegos, il rivoluzionario bello che morì col suo aereo poco dopo la vittoria contro la dittatura di Batista.

Cuba è vedere bellezza e merda mescolate assieme.
É un sistema sanitario e universitario a volter perfino migliore dell'Europa, ma è anche vedere un solo giornale di regime venduto nelle strade.
É l'ingegno della gente che sopravvive da anni a un boicotaggio assurdo, ma è anche la rabbia contro un dittatore.
É l'apertura al turismo, alla sporcizia del comportamento occidentale che le ha rubato innocenza.
É incontrare vecchiette ottantenni che ancora credono alla Rivoluzione, e sentire la sua giovane vicina di casa sospirare lenta hace tiempo qué Fidel es vieho...
É il ricordo del 26 luglio 1953, l'assalto e la sconfitta alla Caserma Moncada, data festeggiata ancor più della vittoria e della cacciata di Batista, del dittatore imposto dagli USA che aveva trasformato Cuba nel bordello d'America, lontano dagli occhi puritani.

É la memoria del Che che non abbandona nessuno, di un uomo che non voleva diventare un idolo e a cui la retorica rivoluzionaria ha dedicato un gigantesco orribile mausoleo a Santa Clara, dove io e Gemma abbiamo pianto di rabbia.

Tutto questo sta per finire. Ho fatto in tempo a vederlo. E a non saperlo spiegare, perchè Cuba non si può spiegare: ti incanta e ti snerva. Chissà se lo farà ancora...

Soundtrack NADA "Tutto l'amore che mi manca" On The Road / Venus, 2004

01 agosto 2006

Catena di pensieri (ore 2 del mattino)

Go to hell. Fuck you. I love you.
Mi piace molto quando qualcun altro scrive, o canta, quello che penso io. Fa il lavoro sporco per me, arriva più in profondità senza che io debba fare lo sforzo di mettere su carta le mie parole.
Lei ha 48 anni, è americana, e per sopravvivere fa la commessa in una libreria.
É anche una cantautrice eccezionale, ma ha avuto la sfortuna di non essere nè troppo carina nè troppo bizzosa per essere notata.
Eppure impiega lo spazio di un ritornello per capire cosa ho in testa in questi giorni. Solo tre brevissime frasi, legate tra loro come i pensieri di una pazza, Ofelia che si trascina nel fiume, una donna seduta ai piedi di un divano, una telefonata solo immaginata.

Sono i miei pensieri delle due del mattino, in questi giorni dove la febbre mi ha reso un inutile creatura afona che vaga in giro per casa. Resto sveglio tutto il giorno e, al momento di dormire, niente da fare: occhi spalancati e pensieri che danzano attorno al letto.
Ieri sera, dopo che le mie due zozzette preferite sono venute a trovarmi (Gemma, Elena...come sempre, che farei senza di voi?), mi trovo a girarmi nel letto e a pensare.

Go to hell. Fuck you. I love you. In fondo, non ho altro da dire su noi due. La rabbia sparirà, la paura che tu torni no. Perchè so quanto mi rendi vulnerabile.
E poi inizio ad essere invaso da una calma strana, una calma che non avevo addosso da due anni.
Qualcosa del mio vecchio che ritorna fuori.
Ho un lavoro che non ti permette di vivere? Bene, chi se ne frega. Ho la curiosità, la voglia di andare e conoscere, so di essere capace di colpi di testa e di partire. So che Berlino è dietro l'angolo e che - dopo aver compresso al massimo la molla - sarà l'inizio di qualcosa di nuovo.
Prendere, poter mollare tutto e ripartire: è sempre stata la mia forza, quello per cui tutti mi dicevano "Tu hai le palle di partire da solo, di fare una vita che io non potrei fare."

Bene. Ci ho provato anche io a fare come gli altri, a lanciarmi su ogni occasione per paura che potesse sparire. E sono diventato un cretino di nemmeno ventisei anni divorato dall'ansia di non farcela.
Beh, ieri sera mi sono ricordato che io non sono così. Che vivo meglio se il mio equilibrio è precario. Perchè se mi disegni un sentiero troppo stretto, ci metto meno di un attimo a cadere.
E invece io non ho più voglia di direzioni. La razionalità non è cosa mia.

E più pensavo così, e più si dipanava la trama di quella storia che mi frulla in testa da anni...e che ogni tanto torna a bussarmi alla mente. Quando mi deciderò a fare quello che voglio?

I pensieri notturni non hanno forma. Come questo post. Scusate. Sarò più lineare altre volte.

Soundtrack NOTWIST "Different cars and trains EP" City Slang, 2002