un isterico tuareg...

05 maggio 2006

No more loud music

Due giorni frenetici, dedicati, tanto per cambiare, alla musica.
E ai momenti strani della vita, che ti portano a sederti al tavolo di una birreria con due delle tue cantanti preferite, o a impazzire di estasi quando davanti a te, sul palco, c'è una band che adori.

Mercoledì mi perdo nell'inferno delle strade di Carpi (sto iniziando a dubitare delle mie capacità di orientamento). La meta è un auditorium, dove Nada e Cristina Donà raccontano di sè, del loro scrivere e della loro femminilità, in occasione del 60° anniversario del diritto di voto alle donne.

Ora. Io sono quello che si è laureato con una tesi sul femminismo nel rock. Potevo mancare?
No, ovvio.

Gli album della Donà sono per me qualcosa di indispensabile alla vita, e in certi momenti la crudezza della voce di Nada scava nei punti giusti. Conosco dettagli delle loro carriere che forse non si ricordano nemmeno di aver raccontato a qualcuno. E me li ascolto di nuovo, raccontati da loro, perchè è emozionante vederle insieme, per la prima volta, separate solo da Lara, chiamata a presentare la serata dai ragazzi di Friction.

Sono diverse in tutto, Nada e Cristina. L'una è piccola, tonda, con un viso meraviglioso, i capelli lunghi: una di quelle donne che saranno bellissime e interessanti anche a novant'anni. L'altra è alta, spigolosa...
Due modi diversi di essere donna. Ma hanno entrambe lo sguardo forte, di chi sbatte ogni giorno contro ostacoli enormi pur di fare quello che hanno deciso di fare. Chissà se lo hanno deciso davvero, poi...
Ognuna nel suo mondo, distratte, divertite, chiacchierone, ritrose.
Cristina è quella che parla molto, ma non ti dà mai davvero tutto di sè. Lo fa solo nelle sue canzoni, e anche lì devi tornare spesso a loro, scavare a fondo, arrenderti, farle entrare.
Nada è quella più schiva e allo stesso tempo quella più disponibile a raccontare di sè, quella che ti sbatte tutto in faccia, che sa come farti male, e lo fa per difendersi.

E suonano. Cristina, che per la prima volta vedo esibirsi tutta sola, canta "Nel mio giardino", che chiude con uno scat da brivido. E Nada musica una sua poesia, tratta dalle pagine feroci di "Le mie madri".

Lara mi racconta che, nel backstage, hanno suonato qualcosa insieme...e se scattasse la collaborazione?

E poi tutti insieme al Mattatoio, dove Lara offre birra a me, Zanna e Sara mentre si riprende dalla botta di adrenalina. Ma chi dubitava che non se la sarebbe cavata?
E poi tanti discorsi con Sara, intervallati da me che alzo gli occhi ogni tanto, e vedo Nada e Cristina discutere, fitte. E sorrido tra me e me, e penso che sono allo stesso tavolo con due delle mie cantanti preferite. Sindrome di Andy Wahrol? No, non è ossessione per la celebrità. É gratitudine per le emozioni di cui hanno riempito la mia vita. É ben diverso.

I giovedì, invece, andrebbero evitati. La scorsa settimana la brutta notizia di Trento. Stavolta un telefono che non squilla.
Mi riconciliano con il mondo i dEUS, che finalmente vedo per la prima volta, dopo che a novembre una tormenta di neve mi aveva impedito di vedere al "Velvet" di Rimini (e se fossi rimasto a Pisa, dov'ero allora, probabilmente avrei conosciuto prima G. e mi sarei risparmiato questa primavera da soap-opera, ma questa è un'altra storia...).

Dal vivo, i dEUS sono fenomenali. Ascoltarli è come inseguire un animale che si fa beffe di te, e si nasconde in ogni angolo, cambia forma, non si fa trovare nè inquadrare per un solo istante, mai, mai.
Ne parlo in modo più tecnico qui. Ma "Theme from turnpike" mi rimarrà nelle orecchie per giorni, così come il frastono scomposto di una canzone che non ho riconosciuto, e il mio sorriso disteso su "Little arithmetics".

No more loud music? Ma a chi voglio darla a bere...
Sono due giorni come questi che mi fanno essere felice dell'essere entrato nel tunnel della musica. Passione, lavoro, vita e sangue. Ogni tanto, non tutto fa schifo.

Si può anche guardare la piazza di Carpi, vuota nelle luci dell'1.30 del mattino, e sentirsi bene. Oppure urlare per 159 volte friday, vuotando un po' di rabbia accumulata.
Ognuno ha la sua terapia...

Soundtrack dEUS "Pocket revolution" V2, 2005