un isterico tuareg...

15 aprile 2006

non vomitare sulle opere d'arte!

Questa è la cronaca di una serata e dei suoi postumi.
Giovedì sera, la cena di saluto con alcuni della radio (ormai ex, purtroppo). Zanna e Sara, Fabbree e Cami, Nicola e Laura, Lara e Fafà. DJ e consorti, insomma.
Mi portano a mangiare in un posto di una raffinatezza unica, che si intuisce già dal nome: "La cà dal porc'". Un cartello all'entrata avvisa: Attenzione: as blèsga (attenzione: si scivola).
Dentro, almeno un migliaio di maiali: pupazzetti, statuine di dimensioni piccole e grandi, perfino la porta della cucina sagomata a forma di porco.
Insomma, una versione tutta personale (e un po' pagana, anche perchè era giusto giusto giovedì santo...) del Paradiso.
Grande cena, grande magnata, grande sbronza.

Zanna mi guarda. "Non andrai già a casa, vero?"
Ahia.

Ore 2.40: striscio fuori da casa di Zanna.

Ore 10: la fottuta sveglia suona. "Il Giornale di Reggio" mi manda all'inaugurazione di una mostra a Palazzo Magnani a Reggio.
(già, sarei un giornalista. A tempo perso)

Mentre faccio colazione in bar, sento una musica strana provenire dai miei pantaloni. Sono talmente rincoglionito che penso di avere un paio di mutande musicali, poi invece mi accorgo che il cellulare sta suonando.
É il giornale. Tento di dissimulare il mal di testa colossale, ma fallisco.

Un'ora dopo, alla conferenza stampa. Tento di fare il brillante con la maschera (maledetta la mia fissa per i capelli ricci...), ma fallisco.

Mi dico che lo scopo del gioco della mattinata è uno solo: per quanto brutte siano, e per quanto siano forti i postumi della sbronza, l'imperativo morale è di non vomitare sulle opere d'arte.
Grazie a Dio, non fallisco.

E la conferenza stampa, beh.
Artisti da una parte, giornalisti disinteressati dall'altra. Tra racconti più o meno lineari degli uni e telefonini che suonano frenetici degli altri.
Però c'è qualcosa di bello.

Gabriella Benedini racconta del suo viaggio negli anni '70 in macchina nella vecchia Mesopotamia. E c'è un contrasto molto forte tra la sua immagine stereotipata di artista milanesizzata fino al midollo e la passione con cui racconta le immagini che ha visto. Anche se la sua installazione è la meno immediata della mostra, mi piace quello che sento. Adoro i racconti di viaggio. E credo all'idea dell'arte che tenta di non morire, anche se l'uomo fa di tutto per distruggerla.

Graziano Pompili invece è uno scultore, il padre di Martino degli Slugs.
Ha negli occhi lo stesso guizzo furbo del figlio, un uomo decisamente affascinante.
Mi piacciono le sue sculture. Sono terrecotte che riproducono il ciclo della Via Crucis, ma frantumate e ricomposte.
Tutte le figure sono prive di testa. E attraversate da macchie di un rosso intenso.
Sono dolci, violente. Mi piacciono molto.

E poi le foto. I bianchi e nero contrastati di Francesco Zizola, un fotoreporter. L'obiettivo è sui bambini, ma lo scopo non è muovere al patetico. Sono foto dinamiche, dove il cielo incombe sulla terra.
Peccato che la retorica del curatore della mostra sia zeppa di luoghi comuni, cose tipo "I bambini ci guardano".

E invece c'è una frase bellissima di Loris Malaguzzi, un poeta, che riassume perfettamente tutto.

I bambini conoscono cento linguaggi
(e cento, e ancora cento)
ma gliene rubano novantanove


Certe cose mettono in moto i desideri che seppellisco, e che faccio emergere ogni tanto: viaggiare, fotografare, raccontare. Quei momenti in cui ti dici che la vita è troppo breve e ci sono troppe cose che vorrei fare. Cose che ogni tanto faccio, ma che non sono diventate la mia vita. Non ancora. Non si può mai sapere, no?


Insomma. Una bella mostra. Non ho vomitato sulle installazioni. Ho dormito tutto il resto della giornata.
E ora sono qui a farmi rodere dall'ansia, perchè ancora non so quando partirò per Trento. Doveva essere domani, e ancora non so quando inizierò a RTT
E l'uomo più impaziente del mondo non sa aspettare...

soundtrack BLONDE REDHEAD "In an expression of the inexpressible" Touch and Go / Wide, 1998

1 Comments:

  • sei sempre il migliore dani...
    che segui i tuoi sogni sempre,anche se spesso ti ci fai male...
    mi piace questo blog...almeno saprò dove sei, e che ci sarà qualcunaltro in giro che come me non si stanca di guardarsi intorno mai...
    ti abbraccio!

    By Anonymous vale, at 3:59 PM  

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